Flash back. Siamo negli anni 60. Le incursioni della polizia nei bar gay e nei night club facevano regolarmente parte della vita gay nelle città degli USA. La polizia usava tutti i motivi che riusciva ad escogitare per giustificare un arresto con accuse di “indecenza”. Un bacio tra persone dello stesso sesso era proibito. Tenersi per mano era proibito. Usare abiti del sesso opposto? Era proibito anche questo.
Se “sfortunatamente” il tuo orientamento sessuale era differente, per provare dei veri sentimenti dovevi nasconderti e sperare di non essere visto e arrestato. Era proibito amare veramente dato che l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente.

Era giugno, 1969. La città di New York era nel mezzo di una campagna per l’elezione del sindaco. Lo Stonewall Inn, locale notturno, forniva pretesti per un intervento della polizia perché operava senza licenza per i liquori e forniva dei “go-go boys” scarsamente abbigliati come intrattenimento. Il 28 giugno, poco dopo le 1 di notte, otto ufficiali entrarono nel bar per l’ennesima retata.
Una donna lesbica trascinata verso un’auto di pattuglia oppose resistenza. Sylvia Rivera scagliò un oggetto contro un agente. Forse era una bottiglia, forse un tacco. In pochissimo tempo si stimavano 2.000 persone in battaglia contro oltre 400 poliziotti. Il giorno dopo ancora. Il terzo giorno di rivolta si svolse cinque giorni dopo. In quel mercoledì, 1.000 persone si radunarono al bar e causarono gravi danni. La rabbia contro il modo in cui la polizia aveva trattato i gay nei decenni precedenti affiorò in superficie.

<<We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees! >>

L’anno seguente, in commemorazione dei moti di Stonewall, il GLF organizzò una marcia dal Greenwich Village a Central Park. Quasi 10mila persone, tra uomini e donne, vi presero parte. Da allora, molte celebrazioni del gay pride in tutto il mondo scelgono il mese di giugno per le parate e gli eventi.

29 giugno 2019, Milano. Cinquant’anni dopo 300mila persone hanno sfidato il caldo e sfilato per le strade tra striscioni colorati e musica. Chiaro segno che qualcosa è cambiato, ma che c’è ancora tanto da lavorare. La diversità è un dono, non una vergogna. L’amore è amore e non fa distinzione di razza e di genere.

Il Politecnico di Milano era presente, grazie a PoliEdro, e ha sfilato quasi in prima fila con i ragazzi del PoliMiPride e il presidente del Consiglio degli Studenti Alessio Rocca. La presenza è importante perché il supporto a questo tipo di iniziative è fondamentale per l’evoluzione della razza umana.

#laprimavoltafurivolta
#noicisiamostati
#Milanopride19

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