Questo è un messaggio anonimo di una studentessa qualunque. Buona lettura.

 

Avete presente quella sensazione che si prova quando…

Vi chiedono la vostra media e poi storcono il naso perché è bassa per i loro standard?

O vi balzano all’ultimo per studiare in gruppo perché si reputano più intelligenti e quindi perderebbero solo tempo con voi? Poverini…

O siete gli ultimi da scegliere quando si tratta di formare gruppi di lavoro per un progetto e di sottofondo al silenzio imbarazzante si possono sentire i grilli che ci sono in piazza Leo?

O danno per scontato i vostri interessi riguardo a musica, cinema o materie di studio?

O si stupiscono perché ti interessi di letteratura, politica, filosofia, termodinamica, o di certi registi, cantanti, politici… perché poco adatti ad una persona come te? Ma per favore

Vi siete mai sentiti a disagio…

Per il vostro fisico? Troppo muscoloso o troppo poco muscoloso

Per la quantità di peli sul vostro corpo? Troppi o troppo pochi sul viso, sulla schiena, sul petto, sulle gambe, sulle braccia…

Perché un giorno avevate le lacrime agli occhi e volevate solo piangere? O avevate voglia di abbracciare qualcuno? O di mandarlo a fanculo? Ma non l’avete fatto perché non era “decoroso per una persona come voi”.

 

Quanto possono essere fastidiosi i pregiudizi, vero? A me personalmente viene l’urticaria quando danno per scontato che non sono in grado di fare questo o quello in base all’insulsa idea che si sono fatti di me. Mi rendo conto che è ancora più brutto quando questi preconcetti sono talmente radicati nell’immaginario collettivo da minare l’espressione, la carriera o la libertà di un individuo.

“Ma cosa le interessa a lei avere un lavoro? Stia a casa a curare i suoi figli così si sente realizzata e non devo neanche pagarle la maternità!”

“Cosa vuoi che ne sappia quella di politica, dai!”

“Che bastarda l’esercitatrice di meccanica dei solidi, che se ne ritorni a fare ***” inserisci a piacere il commento poco stilnovistico che vuoi 😉

“Perché continui a studiare ingegneria?! È una cosa da uomini…”

“Ma quale magistrale?! Chiudi alla triennale e poi pensa a mettere su famiglia, il lavoro è una cosa da uomini!”

 

Oggi è l’8 Marzo, oggi lottiamo contro i pregiudizi, contro le persone che ci dicono cosa possiamo o non possiamo fare.

Potrei parlare dei salari femminili, di come le donne non sono padrone della propria immagine e mille altre casistiche concrete nella vita di tutti i giorni in cui i pregiudizi misogini limitano la libertà di una donna.

Ma poi ho pensato, che senso ha parlarne se spesso mi arrivano alle orecchie soavi frasi del tipo:

“Il femminismo vuole la prevaricazione delle donne sugli altri”

“Siete femministe ma quando uno fa il gentiluomo non vi dispiace, eh?”

Che talvolta è rimpiazzato da uno squallidissimo

“vi fa piacere entrare gratis il sabato sera in discoteca però, eh?”

Mi rivolgo a queste persone in particolare, che spero non abbiamo già chiuso la pagina e siano passati a cazzeggiare nel loro sicuro hortus conclusus dove possono coltivare floridamente la loro fobia del femminismo e incapacità di comprenderlo.

Il femminismo, sebbene il termine possa trarre in inganno, riguarda tutti. È un movimento che lotta contro le fastidiose etichette che limitano l’essere sia di donne che uomini, il suo scopo è la PARITÀ DI GENERE. Avete capito? Quindi non solo per le donne, MA PER TUTTI GLI ESSERI VIVENTI DI QUESTA TERRA, maschi o femmine che siano.

 

Cari timorosi del femminismo, se siete arrivati fino a qui, mi ritengo già soddisfatta.

 

Generalmente, lo riconosco anche io, è più facile classificare le persone come dei “tipi” a cui corrispondono “determinati comportamenti” rispetto ad andare a parlarci per conoscere la loro vera essenza. Quante volte parliamo con i nostri compagni di corso e facciamo battutine su quel collega che fa mille domande? O quella ragazza che viene a lezione per fare la sfilata? È normale, è nella natura dell’uomo; perché siamo pigri ma anche perché vogliamo in qualche modo proteggerci dal confronto con gli altri che potrebbe mettere in luce quanto meschini e vigliacchi siamo, ma questo è un altro paio di maniche.

Io non mi sento di fare la perbenista in cattedra che dice dogmaticamente e ripetutamente “Non giudicate senza conoscere” “smettete di scherzare sugli stereotipi” come un memento mori.

Però mi sento di invitare a riflettere sull’uso delle parole, su come sia sottile il confine tra scherzare e agire. La parola è un mezzo molto potente che influenza la formulazione dei nostri pensieri e i nostri comportamenti. È importante avere la consapevolezza di fare battute, perché naturale, ma circoscriverle alle conversazioni goliardiche da bar, stando attento che non provochino sofferenza e disagio.

 

Ci sono casi in cui manca questa accortezza. L’indifferenza e la pigrizia non portano a nulla di buono, ne abbiamo di testimonianze storiche a palate che lo confermano. Il femminismo non è diverso da tutti quei movimenti che sono contro il razzismo, bullismo, omofobia eccetera. Il comun denominatore di questi movimenti è la lotta contro l’indifferenza che concima il terreno all’odio, alla violenza gratuita (se ci va bene) o a persone convinte delle proprie ideologie “poco aperte”. Perché è dall’indifferenza verso il prossimo che nascono problematiche ben più gravi della tassa di lusso sugli assorbenti, come la violenza psicologica o fisica, ragazzini di colore che vengono ridicolizzati davanti a un’intera classe con il consenso dell’insegnante, cantanti che vengono bersagliate sulla pubblica piazza di commenti sulla propria vita sessuale solo perché si sono permesse ad opporsi a una decisione di un ministro…

Nella nostra società assorbiamo quotidianamente da radio, telegiornali, notizie online, le violenze che ci sono a questo mondo, tanto da venirne assuefatti e considerarle come normale routine. Non ci stupiamo più davanti al marito che versa l’acido in faccia alla moglie, o al barbone che viene pestato. Siamo lì, spettatori inerti, senza la voglia di reagire e neanche l’interesse, perché non ci riguarda, e il nostro silenzio viene riempito dalle parole di persone le cui intenzioni non sono né trasparenti e né delle migliori. E non dovremo stupirci quando si giungerà al punto di non ritorno. Sì, suona molto catastrofista, ma questo è un monito per invitarvi a stupirvi ora davanti alle ingiustizie, perché adesso e solo ora si può porre rimedio, non quando sarà troppo tardi.

 

Concludo questo pippone sentimentale con una frase

“Il mondo appartiene a chi ha il coraggio di stupirsi”

Vi auguro di stupirvi davanti alle cose brutte ma anche alle meraviglie che ci sono a questo mondo, continuando a osservare la vita con gli occhi accesi di curiosità.

Peace

 

 

 

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